Inquinamento in casa: spesso peggio di quello esterno

Inquinamento in casa: spesso peggio di quello esterno

L’inquinamento dell’aria di casa, o indoor, può essere maggiore e peggiore per la salute che non quello esterno. Sotto la lente dell’ISS lo studio dei principali agenti contaminanti presenti in case, uffici e altri luoghi chiusi.air indoor pollution

Si parla sempre più spesso di inquinamento dell’aria. Non a caso sono molti i Comuni a ricorrere alle giornate senza auto o a limitarne l’accesso in certe aree delle città, o ancora far pagare il transito: sono tutte iniziative che, nelle intenzioni dichiarate, dovrebbero ridurre le emissioni dei gas di scarico. Le emissioni stesse – come quelle di CO2 e per i cosiddetti gas serra – sono da diversi anni oggetto di discussioni tra i Paesi aderenti all’accordo di riduzione.
Bene, di tutto questo se ne parla, se ne parla… ma, all’atto pratico, non si è ancora fatto alcunché di davvero definitivo. Qualcosa di cui invece si parla poco è l’inquinamento indoor, ossia dentro i locali chiusi come case, uffici e così via.

Diversi studi scientifici hanno mostrato come le sostanze – volatili o meno – presenti tra le mura domestiche siano una fonte di inquinanti, spesso assai pericolosi per la salute di chi ci abita o vi soggiorna. Si parla di colle, solventi, formaldeide, particelle e pulviscoli vari, fumo, acidi… ma anche elettromagnetismo da elettrodomestici, computer e onde radio da Wi-Fi, telefonia mobile e altri ancora. In sostanza, un bel quadretto.
Tutti questi, o meglio i principali agenti inquinanti sono stati posti sotto la lente dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), con l’intenzione di fornire un quadro di riferimento nazionale sull’inquinamento indoor, pianificare metodologie per rilevare i principali inquinanti e adeguare l’Italia agli standard comunitari sull’esposizione della popolazione ad agenti chimici e biologici all’interno degli ambienti.
La ricerca è stata condotta dal Gruppo di Studio Nazionale “Inquinamento indoor” dell’ISS, che ha fatto il punto della situazione durante il workshop che si è tenuto ieri, 28 maggio, dal titolo “La qualità dell’aria indoor: attuale situazione nazionale e comunitaria”. I dati presentati sono il risultato di diversi anni di ricerca da parte del Gruppo di Studio, che ha sempre lavorato per accrescere le conoscenze scientifiche per la messa a punto di strategie di controllo degli ambienti di vita.

Il Gruppo si è in particolare occupato di sviluppare strategie di monitoraggio dei composti organici volatili presenti negli ambienti indoor e nei confronti dell’inquinamento di origine biologica dell’aria. Oltre a questo, il Gruppo ha svolto un’analisi critica delle attuali conoscenze sulla presenza di CO2 e H2S in ambienti chiusi residenziali.
Un compito importante è anche quello dell’adeguamento normativo dell’Italia agli standard europei, cosa che ha comportato un grande lavoro per il Gruppo che, in tempi più recenti, ha iniziato a valutare strategie di monitoraggio del materiale particellare e della sua caratterizzazione chimica, di fibre e amianto, dei processi di combustione in ambienti di vita. Inoltre, sta studiando l’influenza dei parametri microclimatici sull’inquinamento indoor.

In Italia, fa sapere L’ISS, al momento non esiste una normativa di riferimento per gli ambienti indoor. Le maggiori informazioni relative ad alcuni valori guida, o di riferimento da utilizzare per un primo confronto, sono soltanto quelle che possono essere reperite nella letteratura scientifica o nella normativa di altri Paesi europei, o quelli elaborati dall’OMS. Ecco perché è tempo di adeguare il quadro normativo italiano di riferimento con l’emanazione di specifiche linee guida nazionali. E’ dunque fondamentale poter ottenere indicazioni su tempi e procedure da utilizzare, limiti o standard da adottare, che possano costituire un punto di riferimento omogeneo per tutti gli operatori presenti sul territorio nazionale che si trovino chiamati a rispondere sul tema dell’inquinamento in ambienti di vita.
Nell’ultimo decennio, spiegano nel comunicato ISS, il tema della qualità dell’aria indoor ha avuto sempre più risonanza, sia per gli aspetti di natura economica (politiche di efficienza energetica) che per quelli di natura igienico-sanitaria. A esserne interessati sono, tra l’altro, scuole, uffici pubblici e privati, abitazioni, ambienti di vita collettiva, mezzi di trasporto pubblici e privati, ambienti di ristorazione, cinema, teatri, banche, biblioteche, piscine.

«E’ molto importante mantenere la periodicità di tali incontri – spiega Sergio Fuselli, Coordinatore del Gruppo di Studio, in sintonia con le attività scientifiche del Dipartimento Ambiente – con la comunità scientifica e operatori del settore sanitario al fine di mantenere l’attenzione sulla tematica fornendo strumenti di carattere tecnico-scientifici che possano contribuire ad adeguare il quadro normativo nazionale a quello di altri Paesi europei che da tempo hanno già introdotto le indicazioni elaborate dall’OMS sul tema».

Un modo per ridurre le sostanze inquinanti presenti nell’aria di case e uffici può essere quello di limitare l’uso di detergenti e detersivi chimici (e rivolgersi a qualcosa di più naturale), evitare l’uso di deodoranti chimici, ridurre o evitare l’uso di colle e vernici chimiche (soprattutto quelle con solventi), limitare l’uso di apparecchiature elettroniche ed elettriche, non fumare… Ma anche tenere d’occhio l’eventuale presenza di amianto, gas radon, ozono e altri gas come ossido di carbonio, ossido e biossido di azoto, anidride solforosa, anidride carbonica.

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da LaStampa.it

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