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Allergie primaverili 2017 ai pollini: calendario fioritura e sintomi

Parliamo di allergie primaverili e ai pollini. Finita, o quasi, l’epidemia influenzale particolarmente virulenta che ha caratterizzato l’inverno, ora l’attenzione si sposta sulle allergie ai pollini e le graminacee, un altro problema che va toccare da vicino la nostra salute. Tra marzo e maggio, periodo delle fioriture e del cambiamento di stagione, numerosi soggetti vengono colpiti dalle cosiddette allergie che causano sintomi molto fastidiosi: starnuti, lacrimazione degli occhi, raffreddori e persino gola arrossata e altri problemi.allergie sito

Sintomi

In vista della primavera 2017 i soggetti a rischio si stanno già preparando a quei fastidiosi sintomi che accompagnano le allergie di stagione. Tra quelli più noti e comuni troviamo la rinite allergica e l’asma bronchiale, i quali possono definirsi conseguenze più gravi degli allergeni che si diffondono nell’aria. Mentre la rinite comporta un’infiammazione che riguarda occhi e naso, l’asma bronchiale è una vera e propria ostruzione delle vie respiratorie. Altri sintomi dell’allergia ai pollini sono il prurito al naso e al palato, lacrimazione con irritazione, prurito alle mucose, secrezioni nasali, starnuti e fastidio alla luce. Nei casi più gravi la sintomatologia può evolvere verso veri attacchi di asma, tosse secca, senso di peso toracico, sibili intracostali e difficoltà a respirare. Per alcuni individui anche la pelle viene colpita con dermatiti e pruriti ma le allergie possono provocare anche cefalea frontale, stanchezza, malessere, gonfiore alle mucosa delle labbra e difficoltà a concentrarsi.

 

Calendario

E’ possibile in qualche modo prevenire o limitare l’allergia segnandosi il calendario delle fioriture dei pollini, ossia un almanacco che indica la concentrazioni di determinati pollini allergenici in un dato periodo dell’anno. Ad esempio, a marzo il periodo di fioritura interesserà il nocciolo, il cipresso, la betulla, l’ontano, il tasso, la mimosa, la gramigna, l’olmo, il platano, faggio, tiglio, pioppo, il salice, olivo e il paleo odoroso. Per cui, chi soffre di allergie stagionali dovrebbe consultare questo calendario per prevenire o limitare gli spostamenti nelle zone di interesse o premunirsi in tempo con antistaminici.

da Investireoggi

Detersivi e profumi, l’inquinamento tra le mura domestiche

Far areare gli ambienti, preferire detersivi naturali ai solventi chimici, avere cura di lavare periodicamente le tappezzerie. Sono queste alcune delle regole messe a punto dall’Istituto superiore di sanità che in un vademecum ha raccolto i consigli utili a diminuire quanto più possibile l’aria inquinata tra le quattro mura, che siano domestiche, del luogo di lavoro, di scuole o di ospedali. Nel 2010 l’ Istituto Superiore di Sanità ha istituito il Gruppo di Studio Nazionale sull’Inquinamento Indoor. Il team è nato proprio per fornire un supporto all’Italia nell’adeguamento agli standard comunitari.Fabric softener background

Le regole d’oro

La regola numero uno, probabilmente, la conoscono tutti, ma non sempre ci si ricorda di applicarla: aprire le finestre, più volte durante la giornata, per favorire il ricambio d’aria. Regola numero due: ricordarsi che il profumo non è indicatore di pulizia. Il pulito non ha odore. È meglio non eccedere con l’uso di diffusori di profumi, incensi o candele profumate.

Per la pulizia profonda è bene utilizzare prodotti semplici come l’aceto o il bicarbonato di sodio. Ovviamente, prima di utilizzare qualsiasi tipo di detersivo bisogna sempre leggere le etichette, i consigli del produttore non vanno mai sottovalutati, perché anche pulire la casa può significare inquinare. E pericoloso, infatti, miscelare i detersivi, soprattutto quelli che contengono ammoniaca o candeggina con le sostanze acide come gli anticalcare. Le esalazioni che ne derivano possono danneggiare davvero la salute.

Sembrerà banale dirlo ma in casa non bisogna fumare, le sostanze chimiche rilasciate dal fumo di sigaretta non sono nocive e inquinanti soltanto mentre si fuma, ma restano sulle pareti, sugli arredi e sulle tende per lunghi periodi.

Le buone abitudini

Più in generale sono quattro le buone abitudini che tutti dovrebbero avere: far prendere aria gli abiti ritirati dalla lavanderia prima di riporli negli armadi, lavare con regolarità tende e tappezzerie, evitare che la temperatura e l’umidità siano troppo alte causando formazione di muffe e acari, pulire con cadenza i filtri dei condizionatori. Infine, ci sono delle situazioni, che pur non essendo frequenti, aumentano le possibilità dell’inquinamento indoor.

Quando in casa ci sono dei mobili nuovi, di esempio, è consigliabile cambiare con maggiore frequenza l’aria perché questi arredi possono lasciare sostanze inquinanti per lungo tempo. In presenza di animali domestici conviene spolverare più spesso sia i mobili che i pavimenti, cambiando frequentemente l’aria negli ambienti. In caso di ristrutturazione, il Gruppo di Studio Nazionale sull’Inquinamento indoor ricorda di scegliere quei materiali che possano essere il meno nocivi possibili per la salute.

Se si sceglie il fai da te sarà meglio svolgere le proprie attività in un ambiente esterno e, se proprio non è possibile, lasciare le finestre aperte per lungo tempo. In caso di utilizzo di insetticidi, il cui uso dovrebbe essere strettamente limitato, ricordare sempre la regola numero uno: cambiare frequentemente l’aria.

di Valentina Corvino

Il sistema brevettato e certificato Gioel ti consente sia di cambiare l’aria di casa tua quando vuoi, sia di fare le pulizie domestiche in modo totalmente green, grazie all’utilizzo della sola acqua del rubinetto.

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Se dopo l’influenza il virus si nasconde nel divano…

Le festività natalizie sono l’occasione di ritrovo più importante tra amici e familiari; non è un caso, quindi, che l’influenza abbia avuto il suo picco proprio durante questo periodo.influenza

La casa, infatti, si trasforma in un covo di germi e batteri che, continuando a circolare tra le mura domestiche, sono un potenziale agente infettivo per chi ci vive e per chiunque ci faccia visita.

Per ridurre al minimo le possibilità di ammalarsi è necessaria, dunque, una pulizia più accurata, una sorta di disinfezione casalinga al fine di aiutarci a liberare le stanze dal rischio di contagio.

La prima cosa da fare (e da ripetere giornalmente) è “ripulire l’aria”.

Grazie al sistema brevettato e certificato Gioel non sarà più indispensabile né spalancare le finestre, né far spostare un eventuale malato per non fargli prendere freddo.

Le certificazioni dell’Università di Modena e Reggio Emilia hanno dimostrato l’assoluta efficacia di Gioel nell’eliminare le polveri in sospensione nell’aria, i virus (tra cui l’H1N1) presenti in ambienti pubblici e domestici, nonché le varie forme di inquinamento presenti (chimico, batteriologico e microbico).

Quando si starnutisce o si tossisce, i batteri migrano appoggiandosi sulle superfici dei mobili e sui pavimenti; divani, poltrone e materassi “assorbono” facilmente tutto ciò che circola nella stanza.

Cosa usare, quindi, per eliminare efficacemente acari, batteri, virus .. da ogni superficie di casa nostra ed evitare il rischio contagio?

Il sistema G441 che vi permetterà di lavare giornalmente l’aria dell’ambiente domestico ed, inoltre, grazie alla sua potenza vapore vi consentirà di igienizzare qualsiasi superficie di casa eliminando, quindi, sporco, batteri e residui.

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Allergie in gravidanza: sintomi, rischi e rimedi

Durante la gravidanza molte donne soffrono di allergia. Si tratta di un problema, non solo perché il corpo durante i nove mesi diventa più sensibile, ma anche perché, se non in casi estremi, non si può ricorrere ai medicinali per preservare la salute del bambino. Per prima cosa è importante introdurre molti liquidi, bevendo acqua e tisane, assumendo alimenti ricchi di vitamina C e B, facendo frequenti lavaggi nasali per eliminare la carica batterica e ricorrendo ad omeopatici che rafforzano il sistema immunitario, come Allium cela e Ribes Nigrum.allergie-gravidanza2

Le cause delle allergie in gravidanza

Ad oggi gli studi riguardo le cause delle allergie in gravidanza non sono ancora giunte ad una spiegazione univoca, nonostante ciò sembra che queste patologie siano provocate dai mutamenti fisici ed ormonali che subisce il corpo durante la gestazione. Non solo: anche la depressione del sistema immunitario renderebbe le future mamme intolleranti nei confronti di sostanze che sino a poco tempo prima non provocavano nulla. Fra gli elementi più insidiosi troviamo il polline, la polvere, gli acari, il nichel, i metalli e varie sostanze chimiche. Non mancano nemmeno le allergie alimentari e quelle provocate dalle punture di insetti.

Sintomi delle allergie in gravidanza

Fra i sintomi principali delle allergie in gravidanza troviamo congestione nasale, prurito, lacrimazione eccessiva, bruciori, arrossamento degli occhi, tosse, eruzioni cutanee e stanchezza. Altri sintomi, anche se piuttosto rari, sono fastidi al livello intestinale e gastrico.

Come curare le allergie in gravidanza

Esistono diversi rimedi naturali e omeopatici che consentono di curare le allergie in gravidanza. Per le eruzioni cutanee si può ricorrere ad acqua e fiore di patata, mentre in caso di prurito è bene usare pasta di avocado. L’olio essenziale all’Eucalyptus globulus è ottimo per le vie aeree, da usare insieme alla Nux Vomica per le mucose secche. Prima di assumere qualsiasi rimedio comunque è opportuno consultare il proprio medico.

Anche la prevenzione ha un ruolo importante. Eritemi ed allergie cutanee si possono evitare utilizzando saponi, detersivi e prodotti di bellezza che non contengano additivi chimici. Contro l’orticaria invece sarebbe utile curare l’alimentazione, evitando cibi come la frutta esotica, le arachidi e le castagne. Le allergie delle vie aeree infine si possono prevenire arieggiando gli ambienti domestici e tenendoli puliti.

da DiLei

Con il sistema G441 possiamo rendere l’abitazione un luogo sicuro e protetto per una donna in gravidanza in quanto non si devono utilizzare  detergenti per le pulizie, ma solo l’acqua del rubinetto; il lavaggio dell’aria, inoltre, consente di respirare un’aria libera da polveri e allergeni.

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Allergia ai detersivi

L’allergia ai detersivi è un disturbo piuttosto comune: la reazione allergica può essere scatenata da alcune sostanze chimiche aggressive (gli allergeni) contenute in questi prodotti ed entrate in contatto, diretto o indiretto, con la cute. L’infiammazione della pelle che si instaura a seguito del contatto con l’allergene dà luogo ad una vera e propria dermatite allergica da contatto. allergia da detersivi
Riconoscere un’allergia ai detersivi non è così semplice come potrebbe sembrare: vediamo come si manifesta l’infiammazione, come individuare con precisione l’allergene e come affrontare nel modo migliore il problema.

Come si manifesta: sintomi della dermatite allergica da contatto

I sintomi (e la loro intensità) possono in una certa misura variare da soggetto a soggetto. Dipende dal grado di reattività individuale e dalla frequenza dei contatti.
Ecco le manifestazioni principali:
- comparsa di eruzioni cutanee di vario tipo: può trattarsi di rigonfiamenti (i cosiddetti ponfi), di piccole spaccature cutanee (ragadi), di strisce rosse (simili a lievi scottature) oppure, nei casi più gravi, di piccole vescicole piene di liquido
- arrossamento della pelle
- prurito e senso di bruciore.
Inoltre, se l’infiammazione non viene trattata o se continua il contatto con il detersivo, possono subentrare altri sintomi quali estrema secchezza, desquamazione e caduta dei peli presenti nella porzione di pelle irritata.
In alcuni soggetti l’inalazione dei vapori dei detersivi può causare anche sintomi di carattere respiratorio (come crisi di asma o altri disturbi respiratori), soprattutto se si ha già la tendenza a soffrire di problemi di questo tipo.

Dove si manifesta

I sintomi della reazione allergica ai detersivi (ma anche ai bagnoschiuma) si manifestano in qualunque parte del corpo venga a contatto con la sostanza irritante: di conseguenza, le mani sono spesso la sede più colpita, ma in realtà ogni parte del corpo è a “rischio”, perché anche gli abiti lavati con il detersivo, stando a contatto con la cute, possono scatenare la dermatite. In genere, comunque, i sintomi più gravi (come le vesciche sierose), compaiono solo quando il detersivo viene direttamente toccato.

Le cause

La reazione allergica è provocata da un’attivazione del sistema immunitario: a seguito del contatto, gli anticorpi riconoscono come dannose per l’organismo sostanze che invece dovrebbero essere considerate innocue, dando così il via all’infiammazione.

Chi ne è maggiormente colpito

Di solito hanno più probabilità di incorrere in un’allergia ai detersivi i soggetti asmatici e chi è allergico ai metalli. Inoltre, alcune categorie professionali sono più a rischio, perché costrette ad avere sempre a che fare con i detersivi: ad esempio, il personale delle pulizie o le casalinghe a tempo pieno.
Anche i bambini, sebbene non maneggino prodotti di questo tipo, sono ugualmente a rischio perché hanno una pelle molto delicata, che può infiammarsi anche a seguito di un solo contatto accidentale.

I detersivi più pericolosi

L’allergia può essere scatenata da qualsiasi tipo di detersivo: da quelli che si usano per i piatti, così come da quelli che servono per il bucato o per lavare il pavimento.
Alcuni detersivi, però, sono più aggressivi di altri e possono quindi con maggiore facilità provocare problemi: si tratta soprattutto di quelli destinati alla pulizia dei pavimenti e dei sanitari, perché spesso contengono candeggina, acido muriatico e ammoniaca. Anche i prodotti utilizzati per pulire il forno e gli anticalcare sono piuttosto aggressivi.
Inoltre è opportuno ricordare che, sebbene non si tratti propriamente di detersivi, anche alcuni bagnoschiuma ricchi di tensioattivi possono causare dermatite allergica.

Come individuare e trattare l’allergia

Individuare una dermatite allergica di questo genere non è sempre facilissimo, perché i sintomi non sono molto diversi da quelli di altre forme di eczema.
Anzitutto, per riconoscere la natura del problema occorre un po’ di attenzione e buon senso. I sintomi compaiono proprio poco dopo aver lavato i piatti o aver lavato a mano dei vestiti? Se si hanno dei sospetti è d’obbligo effettuare presso un allergologo i test allergologici del caso (come il patch test). Spesso con prove di questo tipo si riesce ad individuare l’allergene e a pianificare quindi la “terapia”, che consiste ovviamente nell’evitare il contatto con la sostanza individuata (o quantomeno nel munirsi di adeguate misure di protezione – come i guanti – nel caso non sia possibile evitare il contatto).
Se invece i test non sono stati di nessuna utilità, sarà probabilmente necessario, sempre sotto prescrizione medica, assumere dei farmaci antistaminici (ovvero antiallergici): aiuteranno ad accelerare la remissione dei sintomi, visto che non è possibile agire direttamente sulla causa. In questo caso diventa anche necessario proteggersi con guanti di lattice (ed eventualmente anche con la mascherina per evitare di inalare i vapori) ogni volta che si maneggiano prodotti detergenti.

da curadermatite.it

A spasso con MONICA, il primo misura-smog portatile di ENEA

Ha debuttato nei giorni scorsi all’Ecomondo di Rimini, il primo misura-smog portatile che può essere montato sul passeggino, la bici o lo scooter. Ideato dai ricercatori dell’ENEA, si chiama MONICA ed è un multisensore intelligente in grado di tracciare  l’esposizione personale agli inquinanti e di scegliere un percorso più green attraverso un’app sullo smartphone.PRESENTAZIONE

Chi va a spasso con MONICA (sigla che sta per ‘MONItoraggio Cooperativo della qualità dell’Aria) può misurare il livello di emissioni e condividere i dati con altri utenti. Lo smog-tracker dell’ENEA è stato presentato in fiera dal presidente dell’ENEA Federico Testa al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti nell’ambito della rassegna H2R a Ecomondo.

MONICA si presenta come una scatoletta colorata di 8 centimetri per 12, con all’interno un sofisticato sistema multisensoriale che misura gli inquinanti - monossido di carbonio (CO), biossido di azoto (NO2), ozono – e sullo smartphone indica sia l’indice numerico di esposizione sia il punto in cui è stato rilevato sulla mappa lungo il percorso. Il misura-smog nasce nei laboratori ENEA di Portici da un gruppo di ricercatori esperti in sensoristica intelligente integrata, come ad esempio i nasi elettronici hi-tech utilizzati nell’industria aeronautica e per il monitoraggio dei gas vulcanici.

Ma non è questa l’unica novità. Per realizzare una flotta di sensori-pilota da testare nelle città,  l’ENEA ha deciso di lanciare per la prima volta una campagna di finanziamento collettivo  attraverso la piattaforma di crowdfunding Eppela, dove a breve sarà possibile sostenere il progetto. “L’obiettivo – spiega  il presidente ENEA Testa – non è solo di trovare finanziamenti in tempi notoriamente complessi per la ricerca, ma di sperimentare un approccio consapevole e partecipativo ai problemi dell’ambiente e della salute, in questo caso dell’inquinamento atmosferico nelle città, evidenziando il possibile contributo dell’innovazione tecnologica che come ENEA ci vede in prima linea”.

Da MONICA, infatti, partirà una campagna di ‘scienza insieme ai cittadini’, la citizenscience, già diffusa in altri paesi e, in particolare, in Canada e negli Stati Uniti. “L’idea è partita da un gruppo di giovani ricercatori, convinti dell’importanza di sperimentare nuove tecnologie e, allo stesso tempo, di avvicinare i cittadini in prima persona alla ricerca scientifica, evidenziandone le ricadute positive per la vita di tutti i giorni”, sottolinea Testa.

A livello scientifico e tecnologico, MONICA non vuole entrare in competizione con i sistemi di monitoraggio tradizionali, ma aprire la strada a strumenti integrativi, in linea con le direttive europee che prevedono anche l’utilizzo di sistemi mobili concepiti per misurare con parametri diversi da quelli attuali e creare una rete più diffusa e capillare. Ad oggi il prototipo di laboratorio del misura-smog costa circa 500 euro, ma se i test sul campo avranno esito positivo il costo del prodotto potrebbe abbassarsi a 100/300 euro.

da Greenews.info

Lo smog inquina il sonno, vero o falso?

Smog e sonno, quale relazione? Gli studi condotti dalla Bergen University, prestigioso ateneo norvegese, hanno individuato una possibile nuova causa dei sonni agitati e turbolenti. Infatti, oltre ai “soliti noti” (ossia raffreddore, allergie, palato oblungo, tessuti della gola che ostruiscono il passaggio, muscoli della lingua con scarso tono), pare che la qualità dell’aria influisca sul riposo e, di conseguenza, sulla nostra capacità di rigenerarci dopo le fatiche di tutta una giornata.male

La ricerca ha evidenziato come l’inquinamento atmosferico, con il corredo di fumi di scarico (in particolare diesel) e di polveri sottili, abbiano ripercussioni sulla nostra vita notturna. Tra i protagonisti dell’indagine, quelli che vivevano presso importanti arterie stradali, autostrade o tangenziali, mostravano una particolare e curiosa inclinazione al russamento; per spiegare il fenomeno si è quindi ipotizzato che proprio lo smog, provocando infiammazioni ed irritazioni alla vie aeree, ponga le basi per una respirazione notturna difficile e rumorosa che incide pesantemente sul sonno.

Non chiudere gli occhi… sul russamento!

Convivere con notti interrotte da ripetuti risvegli, sonno intermittente, stanchezza cronica già in mattinata, difficoltà di concentrazione durante tutto il giorno, non dovrebbe essere la norma. Questa spossante routine danneggia la salute, più profondamente di quanto non si creda: lo confermano le conclusioni a cui sono giunti gli studiosi del team che lavorano presso l’Istituto per la respirazione e il sonno di Melbourne. Il monitoraggio con risonanza magnetica, di oltre 120 persone, di cui la metà affetta da apnee ostruttive del sonno, ha infatti mostrato delle variazioni interessanti nei tracciati cerebrali: sono state così localizzate due aeree danneggiate proprio dal deficit di ossigeno (caratteristica delle OSAS, ossia le apnee ostruttive del sonno).

Le difficoltà respiratorie verificatesi durante il sonno incidono negativamente sia sulla sezione inferiore del cervello (adibita alla memoria), sia su quella interna al cerebellum (regia della coordinazione e della capacità di dedicarsi ad un compito per poi passare ad un altro). “La buona notizia però, – spiega il dottor Fabrizio Salamanca, Responsabile del Centro di Diagnosi e Cura della Roncopatia  di Humanitas Medical Care e di Humanitas Mater Domini – è la reversibilità di questi danni. Diagnosi puntuali, grazie alla Polisonnografia ed alla Sleep Endoscopy, cure approfondite, con l’adozione di metodiche più innovative ed efficaci, assicurano il ripristino delle funzioni cognitive (attenzione, memoria e funzioni esecutive) e il meritato riposo, con effetti positivi sul singolo ma anche sulla coppia”.

Siamo ancora convinti che il russamento rappresenti un semplice, sebbene fastidioso, disturbo senza conseguenze?

da Humanitas Salute

Gioel contribuisce a togliere l’inquinamento dal nostro ambiente. Richiedi informazioni

Stufe a pellet: nuova certificazione Aria Pulita

L’AIEL, associazione di imprese della filiera legno-energia, ha introdotto un nuovo sistema di certificazione per le stufe a pellet ribattezzato Aria Pulita. L’obiettivo è favorire l’acquisto di generatori di calore efficienti e sostenibili da parte dei consumatori, riducendo l’inquinamento da polveri sottili causato dagli impianti di riscaldamento a biomassa.stufa a pellet

Presentando la certificazione a Milano AIEL ha lodato l’impegno della Regione Lombardia per ridurre l’impatto dei generatori di calore a biomassa legnosa:

“Grazie ad Aria Pulita comincia un percorso virtuoso che trova subito concreta applicazione: il recentissimo decreto 5656/2016 della Giunta Regionale lombarda, in maniera analoga a quanto previsto per gli autoveicoli, attiva un sistema di classificazione degli apparecchi domestici a legna e pellet in classi ambientali.”

I generatori che superano i limiti di polveri sottili verranno vietati per favorire l’acquisto di modelli meno inquinanti. Il nuovo sistema di certificazione si applica anche ai caminetti aperti e chiusi, alle cucine e alle caldaie a legna. La certificazione assegna una classe di qualità ai generatori di calore, indicata in stelle da 1 a 4.

L’attestato può essere ottenuto solo dai generatori che vantino almeno prestazioni da 2 stelle. Per determinare la classe di appartenenza del generatore il sistema valuta i livelli prestazionali in termini di emissioni di particolato primario (PP); emissioni di composti organici totali (OGT); emissioni di ossido di azoto (NOx); emissioni di monossido di carbonio (CO); rendimento (η).

La certificazione Aria Pulita dell’AIEL può essere richiesta dalle aziende che commercializzano stufe a pellet e altri generatori di calore a biomassa e dalle aziende che commercializzano con il proprio marchio prodotti fabbricati da terzi.

Un laboratorio d’analisi riconosciuto dall’AIEL effettuerà i test sul prodotto su domanda dell’azienda. Alla fine della procedura l’AIEL rilascerà all’azienda un attestato che indica la classe di qualità della stufa.

I prodotti certificati verranno inseriti in un database telematico pubblico per garantire trasparenza sulla classe di appartenenza agli acquirenti. I produttori potranno utilizzare il marchio Aria Pulita nelle campagne di comunicazione.

I costi della certificazione Aria Pulita variano: per le aziende iscritte al GAD o al GCB la tariffa ammonta a 200 euro per prodotto/gruppo di prodotti, mentre i produttori o distributori non iscritti al GAD o al GCB dovranno versare 500 euro per prodotto/gruppo di prodotti.

La licenza d’uso del marchio è gratuita per le organizzazioni titolate. Le organizzazioni non titolate dovranno invece pagare 150 euro all’anno. Le piccole realtà commerciali potranno usufruire di uno sconto del 50% sui costi della licenza d’uso del marchio.

Il canone per il mantenimento della certificazione ammonta a 20 euro all’anno a prodotto per le aziende iscritte al GAD o al GCB; a 30 euro a prodotto per le aziende non iscritte al GAD o al GCB.

da Greenstyle

I rischi del lavaggio a secco

Dopo aver raccolto i vestiti dalla lavanderia a secco l’altro giorno, ho notato di aver portato a casa quell’odore molto, molto estraneo e distintamente chimico del lavasecco. L’odore è così unico e intimidatorio che si sa che non deve essere inalato.lavasecco

Ho estratto i miei vestiti dal (sempre eccessivo) involucro di plastica e li ho lasciati un po’ all’aria.

Che cosa è il Perc?

È emerso che il Perc è molto probabilmente quell’odore tossico che tutti riconosciamo. Il Perc, abbreviazione di percloroetilene, è (per gentile concessione del Nih, Istituto Nazionale della Salute) un liquido incolore, non infiammabile con un odore dolce simile all’etere. È chiamato anche percloroetilene, tetracloroetilene, PCE o Perc.

Come potrei essere esposto al Perc?

Si può essere esposti al percloroetilene se si puliscono a secco i vestiti, rilasciando piccole quantità di percloroetilene nell’aria dopo che sono puliti a secco o se si utilizza una lavanderia a gettoni che contiene macchine per la pulizia a secco. Si può anche esserne esposti se si utilizzano prodotti contenenti percloroetilene, quali solventi, adesivi, smacchiatori, liquido correttore per macchina da scrivere, lucido da scarpe e prodotti per la pulizia del legno. Chi lavora in un lavaggio a secco, nello sgrassaggio dei metalli, nella produzione chimica, nei rivestimenti in gomma o in un impianto tessile è esposto al rischio più elevato.

Come può il Perc danneggiare la mia salute?

L’esposizione di breve durata ad alti livelli di percloroetilene può influenzare il sistema nervoso centrale e causare perdita di coscienza e morte. Il percloroetilene è elencato come una sostanza «ragionevolmente considerabile cancerogena per l’uomo» nella Dodicesima relazione sulle sostanze cancerogene pubblicata dal National Toxicology Program, in quanto l’esposizione a lungo termine al percloroetilene può causare la leucemia e il cancro della pelle, del colon, del polmone, della laringe, della vescica e del tratto urogenitale.

L’esposizione a lungo termine può anche danneggiare il sistema nervoso centrale, il fegato e i reni, ma può anche causare insufficienza respiratoria, perdita di memoria, confusione e pelle secca e screpolata. In caso di gravidanza, l’esposizione a lungo termine al percloroetilene può danneggiare un feto in via di sviluppo.

L’esposizione di breve durata ad alti livelli di percloroetilene può causare accumulo di liquido nei polmoni, irritazione degli occhi e delle vie respiratorie, grave mancanza di respiro, sudorazione, nausea, vomito, cefalea, vertigini, sonnolenza, confusione, difficoltà a parlare e a camminare e una sensazione di testa vuota.

L’esposizione a breve termine a bassi livelli di percloroetilene può causare sonnolenza, ubriachezza e occhi, naso, bocca, gola e vie respiratorie irritati. Il contatto diretto con il liquido o il vapore di percloroetilene può irritare e bruciare la pelle, gli occhi e la gola.

Accidenti! Che cosa è questa roba? Con un accertato 85 per cento di tintoria che lo utilizzano, è importante cercare un’alternativa. Eccetto il non lavare i vestiti a secco, che cosa può fare il consumatore medio per evitare l’esposizione a quello che sembra essere un composto molto instabile?

C’è un metodo alternativo: usare il sistema stiro Zedì.

Con Zedì possiamo igienizzare e pulire i nostri capi prima di riporli nell’armadio, grazie alla potenza del vapore del ferro da stiro unita alle funzioni dell’asse: piano riscaldato, soffiante e aspirante.
Grazie agli accessori Brush (Spazzola vapore) e Dress-Fit (pistola vapore) possiamo rigenerare e smacchiare tutti i nostri capi.
La caldaia, oltre ad essere a ricarica continua, è estraibile, quindi la possiamo utilizzare ovunque ci serva, anche per igienizzare coperte e piumoni.

Zedì: un sistema stiro innovativo.

L’asse da stiro del sistema Zedì è regolabile in altezza al centimetro; ti consente di stirare in verticale, molto comodo per rinfrescare una giacca ad esempio.
Grazie al vapore del ferro e alla funzione aspirante dell’asse, toglie cattivi odori dai tessuti, toglie tracce di detersivo, rigenerare capi di lana infeltriti.
Con l’accessorio Dress-fit si possono smacchiare i tessuti, con il Brush si possono togliere anche i pelucchi, è ottimo per passare cappotti, giacche, ma anche divani, coperte, ecc.

Zedì ti fa risparmiare

Zedì è un risparmio che continua nel tempo.
Oltre a risparmiare il costo della Pulitura a secco, che non è poco, con il sistema stiro Gioel puoi risparmiare anche il costo dell’ammorbidiente, dannoso per l’ambiente e per la nostra pelle, e anche quello dell’appretto.

Per vedere all’opera questo straordinario sistema stiro contatta il Numero Verde 800-243608 oppure scrivi a servizioclienti@gioel.com

Articolo in inglese: Is Dry Cleaning Bad for Your Health?

Alcune cose che forse non sapevi sulle allergie

Perché tuo figlio diventa allergico? E cosa puoi fare a livello preventivo per evitare che ciò accada?

 

Lo sapevi che le allergie nei bambini sono triplicate negli ultimi 20 anni andando a interessare quasi 1 bambino su 4? Forse non serve nemmeno che ti scriva questi numeri, probabilmente tuo figlio o qualche suo amico presentano già i sintomi tipici di questa malattia e purtroppo ci stiamo accorgendo che col passare del tempo i casi aumentano.

Perché si verifica questo disturbo?ALLERGIA per sito

Ci sono vari fattori che entrano in gioco nello sviluppo di riniti allergiche, asma o allergie alimentari. Te ne riporto qualcuno:

- Fattori ereditari e di natura quindi genetica. Si dice che non si può fare nulla a riguardo, se non cercare di migliorare i sintomi quando questi si verificano. Invece io dico che se abituiamo i bambini fin da piccoli ad una corretta igiene di vita (alimentazione adeguata, dormire molto, vita all’aria aperta, attività sportiva, ecc.), il loro organismo è più forte e sa tenere sotto controllo per molto tempo i suoi punti deboli, congeniti, ereditari o acquisiti che siano.

- Inquinamento, soprattutto quello ambientale. Alcuni studi hanno dimostrato che i bambini “di città” sono più inclini a nascere e a sviluppare una qualche forma di allergia.

 

Come puoi cercare di impedire l’insorgenza di malattie allergiche nel tuo bambino?

Prima di tutto correggi il tuo stile di vita. Ricordati sempre che le tue scelte alimentari e comportamentali hanno una forte influenza sullo sviluppo del tuo organismo, sia da un punto di vista corporeo che psichico. La stessa cosa accade anche per tuo figlio, soprattutto durante la gravidanza e l’allattamento. Privilegia cibi biologici, semplici e poco lavorati, così da limitare l’assunzione di tossine. Attento al tipo di cosmetici che usi: scegli quelli a marchio Bio ed evita quelli aggressivi per la cute.

 A scopo preventivo sono molto utili i probiotici (fermenti lattici), come consiglia anche l’Organizzazione Mondiale per le Allergie (WAO), soprattutto durante la gravidanza e l’allattamento. In questo modo puoi limitare l’insorgenza di allergie alimentari e ridurre significativamente la durata e l’impatto di quelle respiratorie. Sono consigliati soprattutto i ceppi di Lactobacillus, da soli o in combinazione con quelli di altri probiotici come i bifidobatteri.

di Roberto Gava

Il sistema di pulizia dell’aria brevettato e certificato Gioel aiuta non solo a mantenere un ambiente casalingo salubre, ma anche a contrastare l’insorgenza di patologie respiratorie e a migliorare la situazione di chi già ne soffre

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DAL 3 AL 21 AGOSTO GLI ORDINI SULLO SHOP ON LINE NON SARANNO EVASI CAUSA CHIUSURA AZIENDALE